POETA

Quando mi s’accusò di villania,
di lercio imbrattacarte,
e ognun mi disse: ---Lascia la poesia…
tu sei negato all’arte! ---;

Quando mi si taccio’ di pennaiolo,
di scribacchino idiota,
i denti non mostrai, né i pugni, solo
non porsi l’altra gota.

Mi chiusi entro me stesso, a me chiedendo
se ciò non fosse vero…
Ed allora, improvviso, un dubbio orrendo
mi sorse nel pensiero.
Sulle mie carte, anch’esse ormai nemiche,
io piansi a capo chino;
piansi su quelle inutili fatiche
d’idiota scribacchino.

Ora non piango piu’, sono felice.…
Sono grato alla gente

che m’incontra e, di me parlando, dice:
---Un poeta indecente ! ---

Grazie, signori ! Già il mio cuor s’allieta
d’una fede più vasta.
“Indecente”, d’accordo, ma… poeta.
Signori, ciò mi basta.

E tante sento ancor sentenze nuove,
sulla mia stolta Musa;
e ognun la vilipende, e ognun le muove
ogni infamante accusa:

“Poeta da tre soldi, da strapazzo”;
“Poeta da osteria”;
“Poeta da porcil, poeta pazzo”;
“Poeta…” e così via.

Ah benedetti voi ! Io rido e godo
Felice tutt’a un tratto…
Meglio esser poeti in qualche modo,
che non esserlo affatto!

O’Brien Olmeda

da "Rime raccolte sul greto"

 
 
 
 

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